Duck Dive Gin
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Assapora l’onda.  “Taste the wave” è il mantra che troviamo scritto sull’irriverente etichetta di questo gin italiano; massì dai è proprio lì, scritto in piccolino accanto alla...
Assapora l’onda.  “Taste the wave” è il mantra che troviamo scritto sull’irriverente etichetta di questo gin italiano; massì dai è proprio lì, scritto in piccolino accanto alla bellissima immagine del papero surfista, e non limitiamoci a considerarla come una frase ad effetto fine a se stessa.

Dietro questa sinestesia si nasconde molto di più, si nasconde uno stile di vita, un pensiero di libertà e di amicizia, quella che lega i protagonisti di questa storia, Daniele, Federico, Marco e Giuseppe.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando…

Dovete sapere che dietro le quinte ITB è sempre in moto, ricerchiamo locali nuovi, barman emergenti e prodotti esclusivi; qualche giorno fa mi chiama Luca (redazione di ITB n.d.r.) dicendomi che nella nostra zona producono un nuovo gin e che quella stessa sera sarebbe stato possibile averne una bottiglia per assaggiarlo.

Inizialmente la cosa non mi entusiasma più di tanto, diciamocelo, negli ultimi 5 anni saranno stati creati più gin che nei tre secoli precedenti. Un business facile per chi può permetterselo, che cavalca l’onda della moda per questo distillato e che molto spesso ha come risultato grandi manovre pubblicitarie e mediatiche, ma poca sostanza. Gin profumatissimi con centinaia di botaniche, gin speziati all’inverosimile, gin con packaging spettacolari seppur di contenuti ben poco entusiasmanti. Eppure questa volta una cosa mi ha incuriosito, Luca mi dice che la produzione segue il disciplinare “london dry”. In un mercato dove più botaniche hai più dimostri la tua mascolinità, un gin con pochi ingredienti e con una tecnica di distillazione london dry, mi incuriosiva.

L’appuntamento è fissato, ci vediamo da me al ristorante la sera stessa.

La squadra di ITB Italia è schierata al completo e poco dopo le 22 si presenta Giuseppe (Langella, n.d.r.), ragazzo simpatico, faceto col sorriso pronto ed alquanto loquace, difatti non perde tempo e comincia a sciolinare tutte le caratteristiche del suo prodotto e dalla sua parlantina assai vivace colgo gli aspetti che più mi interessano, il metodo di produzione, gli ingredienti e…la passione.

Vi ricordate il film Point Break? Ecco dai racconti di Giuseppe mi piace immaginare che lo scenario sia più o meno lo stesso. Qui in realtà siamo a Fuerteventura nell’Aprile del 2019 e i nostri protagonisti decidono di godersi una settimana all’insegna del surf, dell’amicizia e degli action sports in generale. E proprio dopo una session in mare i nostri “eroi” affaticati dal paddling e dalla ricerca dell’onda perfetta, si godono una bella bevuta in compagnia. Questa è l’idea che loro hanno di liberta, amicizia e relax; e questa idea viene condensata in un progetto che li vedrà protagonisti al loro rientro in patria.

Tornati in Italia si mettono subito al lavoro per dar vita al loro sogno, partendo da un alcol di grano ed utilizzando la tecnica di distillazione london dry i ragazzi del Duck Dive Gin coadiuvati dalla Eugin di Meda (MB) creano un gin davvero notevole, in meno di 5 mesi trovano il perfetto balance tra gli ingredienti e comincia la produzione. Nasce il Duck Dive gin! L’etichetta è originale ed irriverente, frutto della matita e della fantasia di uno dei soci (Marco Biasibetti), un papero surfista con occhiali da sole a specchio e una fierezza nel cavalcare la tavola che fa capire subito che qui di sostanza ce n’è eccome. La mia mente mi rimanda al film anni ’80 “Howard e il destino del mondo, il papero venuto dallo spazio”, divertente action movie summa di tutto ciò che gli anni 80 potevano offrirci.

Tornando al “nostro” papero, la scelta dei ragazzi del Duck Dive Gin è quella di lavorare con poche botaniche tra le quali la protagonista indiscussa è il “Lemon Myrtle” australiano che dona note citriche accese che legano meravigliosamente con quelle della scorza d’arancio disidratata. Lo spettro organolettico è completato dall’immancabile ginepro, emiliano in questo caso, semi di coriandolo e radici di angelica ed Iris.

Al naso la nota agrumata è protagonista, mai violenta né sovraccarica, segue una percezione calda, cosa che si ritrova anche all’assaggio, il ginepro c’è, non arriva subito, ma c’è,  la corrispondenza naso/bocca è evidente con le note del Lemon Myrtle iniziali e gli oli essenziali della scorza d’arancia che restano protagonisti nel finale e nella persistenza dopo l’assaggio creando un velluto bitterato sulla lingua, in mezzo il calore delle radici e una leggera pungenza data dal coriandolo. Il complesso è equilibrato con freschezza e calore che ben si alternano mitigando la gradazione alcolica di 43°.

Questo gin ci piace, segue sicuramente il filone modaiolo del momento, ma perlomeno sembra esserci uno studio ed una scelta di carattere molto più peculiare che in altri progetti che ho provato.

Giuseppe ammette che lo start up è stato buono e le prime 800 bottiglie sono state bruciate in tempi brevi, e se pensiamo che il 1930 di Milano (44th 50WBB) ha scelto di fare spazio nella sua bottigliera per accogliere questo gin direi che non c’è complimento migliore. Personalmente ho comprato una bottiglia per casa mia, ed in questi giorni in cui il Coronavirus ci costringe a casa credo che stringerò una bella amicizia e mi sentirò meno solo.

Grazie Beppe, grazie DuckDive. Italians do it Better!

Cheers

Michelangelo

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Assapora l’onda.  “Taste the wave” è il mantra che troviamo scritto sull’irriverente etichetta di questo gin italiano; massì dai è proprio lì, scritto in piccolino accanto alla...
Assapora l’onda.  “Taste the wave” è il mantra che troviamo scritto sull’irriverente etichetta di questo gin italiano; massì dai è proprio lì, scritto in piccolino accanto alla bellissima immagine del papero surfista, e non limitiamoci a considerarla come una frase ad effetto fine a se stessa.

Dietro questa sinestesia si nasconde molto di più, si nasconde uno stile di vita, un pensiero di libertà e di amicizia, quella che lega i protagonisti di questa storia, Daniele, Federico, Marco e Giuseppe.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando…

Dovete sapere che dietro le quinte ITB è sempre in moto, ricerchiamo locali nuovi, barman emergenti e prodotti esclusivi; qualche giorno fa mi chiama Luca (redazione di ITB n.d.r.) dicendomi che nella nostra zona producono un nuovo gin e che quella stessa sera sarebbe stato possibile averne una bottiglia per assaggiarlo.

Inizialmente la cosa non mi entusiasma più di tanto, diciamocelo, negli ultimi 5 anni saranno stati creati più gin che nei tre secoli precedenti. Un business facile per chi può permetterselo, che cavalca l’onda della moda per questo distillato e che molto spesso ha come risultato grandi manovre pubblicitarie e mediatiche, ma poca sostanza. Gin profumatissimi con centinaia di botaniche, gin speziati all’inverosimile, gin con packaging spettacolari seppur di contenuti ben poco entusiasmanti. Eppure questa volta una cosa mi ha incuriosito, Luca mi dice che la produzione segue il disciplinare “london dry”. In un mercato dove più botaniche hai più dimostri la tua mascolinità, un gin con pochi ingredienti e con una tecnica di distillazione london dry, mi incuriosiva.

L’appuntamento è fissato, ci vediamo da me al ristorante la sera stessa.

La squadra di ITB Italia è schierata al completo e poco dopo le 22 si presenta Giuseppe (Langella, n.d.r.), ragazzo simpatico, faceto col sorriso pronto ed alquanto loquace, difatti non perde tempo e comincia a sciolinare tutte le caratteristiche del suo prodotto e dalla sua parlantina assai vivace colgo gli aspetti che più mi interessano, il metodo di produzione, gli ingredienti e…la passione.

Vi ricordate il film Point Break? Ecco dai racconti di Giuseppe mi piace immaginare che lo scenario sia più o meno lo stesso. Qui in realtà siamo a Fuerteventura nell’Aprile del 2019 e i nostri protagonisti decidono di godersi una settimana all’insegna del surf, dell’amicizia e degli action sports in generale. E proprio dopo una session in mare i nostri “eroi” affaticati dal paddling e dalla ricerca dell’onda perfetta, si godono una bella bevuta in compagnia. Questa è l’idea che loro hanno di liberta, amicizia e relax; e questa idea viene condensata in un progetto che li vedrà protagonisti al loro rientro in patria.

Tornati in Italia si mettono subito al lavoro per dar vita al loro sogno, partendo da un alcol di grano ed utilizzando la tecnica di distillazione london dry i ragazzi del Duck Dive Gin coadiuvati dalla Eugin di Meda (MB) creano un gin davvero notevole, in meno di 5 mesi trovano il perfetto balance tra gli ingredienti e comincia la produzione. Nasce il Duck Dive gin! L’etichetta è originale ed irriverente, frutto della matita e della fantasia di uno dei soci (Marco Biasibetti), un papero surfista con occhiali da sole a specchio e una fierezza nel cavalcare la tavola che fa capire subito che qui di sostanza ce n’è eccome. La mia mente mi rimanda al film anni ’80 “Howard e il destino del mondo, il papero venuto dallo spazio”, divertente action movie summa di tutto ciò che gli anni 80 potevano offrirci.

Tornando al “nostro” papero, la scelta dei ragazzi del Duck Dive Gin è quella di lavorare con poche botaniche tra le quali la protagonista indiscussa è il “Lemon Myrtle” australiano che dona note citriche accese che legano meravigliosamente con quelle della scorza d’arancio disidratata. Lo spettro organolettico è completato dall’immancabile ginepro, emiliano in questo caso, semi di coriandolo e radici di angelica ed Iris.

Al naso la nota agrumata è protagonista, mai violenta né sovraccarica, segue una percezione calda, cosa che si ritrova anche all’assaggio, il ginepro c’è, non arriva subito, ma c’è,  la corrispondenza naso/bocca è evidente con le note del Lemon Myrtle iniziali e gli oli essenziali della scorza d’arancia che restano protagonisti nel finale e nella persistenza dopo l’assaggio creando un velluto bitterato sulla lingua, in mezzo il calore delle radici e una leggera pungenza data dal coriandolo. Il complesso è equilibrato con freschezza e calore che ben si alternano mitigando la gradazione alcolica di 43°.

Questo gin ci piace, segue sicuramente il filone modaiolo del momento, ma perlomeno sembra esserci uno studio ed una scelta di carattere molto più peculiare che in altri progetti che ho provato.

Giuseppe ammette che lo start up è stato buono e le prime 800 bottiglie sono state bruciate in tempi brevi, e se pensiamo che il 1930 di Milano (44th 50WBB) ha scelto di fare spazio nella sua bottigliera per accogliere questo gin direi che non c’è complimento migliore. Personalmente ho comprato una bottiglia per casa mia, ed in questi giorni in cui il Coronavirus ci costringe a casa credo che stringerò una bella amicizia e mi sentirò meno solo.

Grazie Beppe, grazie DuckDive. Italians do it Better!

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